L'obbiettivo di questa sezione del nostro sito e' duplice, quello di aprire un dialogo con i nostri clienti e operatori del settore o chiunque sia interessato all'argomento.

Altro obbiettivo e' quello di offrire ai lettori, attraverso le informazioni fornite, degli strumenti utili per capire un mercato che talvolta ha dimostrato di essere poco trasparente. Teniamo precisare che saremmo lieti di pubblicare tutti i vostri commenti al fine di aprire attraverso internet uno scambio di opinioni.

 

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L'eliminazione della regionalizzazione 
avra' effetto sui prezzi ? 

Un punto che si dovra' affrontare e' quello della eliminazione del premio di regionalizzazione che gli zuccherifici fino a questa campagna hanno dovuto pagare in parte ai bieticoltori, l'eliminazione dovrebbe ridurre il prezzo dello zucchero, se cio' potrebbe verificarsi teoricamente non bisogna dimenticare che gli zuccherifici nazionali soffrono di deficenze struttturali e rese bieticole (in certe zone d'Italia) inferiori alla medie europee tenendo sempre presente che l'industria italiana ha dovuto affronatare un competitiva presenza di produttori esteri comprimendo gli utili dei saccariferi italiani, cio' premesso pensiamo che i prezzi dovrebbero mantenersi sui livelli attuali.

 

Prezzi sui mercati internazionali e mercati europei.

Negli ultimi mesi i prezzi dello zucchero sono arrivati ai minimi storici del periodo. 
Queste notizie apparse su tutti i quotidiani hanno creato false aspettative agli utilizzatori finali che speravano in una conseguente diminuzione dei prezzi dello zucchero.
La riduzione dei prezzi non si e' verificata poiche' come e' ben noto agli operatori del settore saccarifero, il mercato dello zucchero europeo e' in realta' protetto e non ha alcun collegamento con gli avvenimenti sulle borse merce mondiali ad eccezzione per zucchero esportato verso paesi terzi. 
L'unico vero prezzo ai cui gli utilizzatori e consumatori si devono riferire e' il cosiddetto Prezzo di Intervento che viene fissato annualmente, prima della dell'inizio di ogni campagna saccarifera, dalla UE.

 

Bolla di accompagnamento sostanze zuccherine.

Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 5/11/98, ha difatti definitivamente approvato il regolamento che prevede l'abolizione della bolla di accompagnamento delle sostanze zuccherine. 
Il provvedimento ora, dopo la firma del Presidente della Repubblica e la relativa registrazione da parte della Corte dei Conti, dovrà essere soltanto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore dopo 60 giorni dalla pubblicazione medesima. 

 

Cambiamenti notevoli nei mercati mondiali.

Premessa

Gli ultimi anni hanno apportato dei cambiamenti degni di nota ai mercati mondiali dello zucchero. L'Unione Europea ha perso la sua posizione, da tempo tenuta, di maggiore esportatrice di zucchero; si è assistito ad una stabilizzazione dei prezzi ad un livello basso ed alcuni PVS hanno saputo, in qualità di fornitori concorrenziali di zucchero sul mercato mondiale, sfruttare questa situazione a loro vantaggio. Tutti questi cambiamenti sono stati il risultato della riduzione delle sovvenzioni per le esportazioni che l'Unione Europea è stata obbligata ad attuare in base all'accordo sull'agricoltura del GATT. Tuttavia ci sono due cose che rimangono intoccate dall'accordo: la protezione dei mercati dello zucchero nei paesi industrializzati e le condizioni spaventose dei lavoratori dello zucchero in quasi tutti i paesi in via di sviluppo.

Il mercato mondiale dello zucchero

Lo zucchero viene prodotto in circa 120 paesi. Dei 123 milioni di tonnellate, approssimativi, di zucchero prodotti nel 1995, la maggior parte proveniva dai paesi asiatici ad alta densità di popolazione. E' l'India, con i suoi piú di 18 milioni di tonnellate, ad essere il più grande produttore di zucchero del mondo, seguita dall'Unione Europea, con quasi 16 milioni di tonnellate, dal Brasile (quasi 13 milioni di tonnellate), da Cina e Thailandia, con più di 6 milioni di tonnellate. Un 70% della produzione totale è zucchero di canna, il rimanente, invece, da barbabietola. Con la produzione dello zucchero di canna in continuo aumento e, di contro, la stagnazione di quella dello zucchero da barbabietola, si sta verificando una significativa svolta a favore di quello di canna. Nella maggioranza dei casi, la produzione di zucchero dei paesi è destinata al consumo interno, come ad esempio nel caso di Cina ed India, le quali hanno un'esportazione di zucchero praticamente inesistente. Quasi il 30% della produzione mondiale di zucchero viene immessa nel commercio internazionale. A partire dal 1995, è il Brasile il piú grande esportatore, il quale, con una fetta di mercato del 18%, ha ormai superato l'Unione Europea (15,6%), per molti anni in posizione numero uno. Altri esportatori di rilievo sono l'Australia (13,2%), la Thailandia (11,2%), Cuba (7,5%), l'Ucraina (6%) ed il Guatemala (3%). Questi sette paesi messi insieme costituiscono quasi i tre quarti delle vendite di zucchero sul mercato mondiale, mentre i PVS insieme coprono il 60% del mercato mondiale. Anche se la fetta di mercato a livello mondiale dei paesi esportatori qui sopra non menzionati è piccola, per molti di loro lo zucchero rappresenta comunque un'importante fonte di valuta estera.

Sono due gli aspetti caratteristici del mercato mondiale dello zucchero.

Prima di tutto, i mercati nazionali ed internazionali dello zucchero sono governati da massicci interventi statali. Infatti, attraverso tariffe elevate ed altre misure di tipo protezionistico, la maggior parte dei paesi produttori del settore si tutela nei confronti del mercato mondiale, di modo da favorire ed aumentare la produzione dei propri mercati o, addirittura, semplicemente per rendere possibile la propria produzione interna di zucchero. I produttori nazionali riescono quindi a raggiungere dei prezzi superiori al livello del mercato mondiale. Ciò si verifica sia nei paesi industrializzati più importanti, che nei paesi in via di sviluppo. E così India, Cina, USA e Giappone sono quasi del tutto o completamente autosufficienti. E l' Unione Europea è uno dei più grossi esportatori. Anche sui mercati nazionali di paesi produttori meno importanti si interviene in modo massiccio. Sono veramente pochi i paesi che lasciano il commercio dello zucchero esposto al "libero" mercato.

Secondo: lo zucchero in commercio a livello internazionale spesso non viene commerciato in base al libero mercato, bensì per mezzo di contratti stipulati tra governi. E' questo il caso soprattutto degli ex paesi socialisti. Tuttavia, esistono anche contratti sia tra l'Unione Europea che tra gli USA ed diversi paesi in via di sviluppo, che garantiscono l'importazione di una certa quantità di zucchero al prezzo interno nazionale. I paesi esportatori di zucchero assolvono a questi contratti, prima di vendere al libero mercato.

Table: the importance of sugar exports from certain developing countries in 1993
L'importanza delle esportazioni di zucchero da determinati PVS nel 1993

  • (A) Esportazioni di zucchero in percentuale del valore delle esportazioni complessive
    (B) Percentuale di vendita delle esportazioni di zucchero sul mercato mondiale

  • PVS

    (A)

    (B)

    Cuba

    69%

    25%

    Fiji

    40%

    56%

    Belize

    39%

    -

    Guayana

    36%

    10%

    Mauritius

    28%

    7%

    Repubblica Dominicana

    24%

    93%





    I prezzi sul mercato a livello mondiale

    Per molti produttori non è necessario che i prezzi a livello mondiale coprano i costi di produzione. I produttori riescono a coprire le spese fisse (macchinari, raffinerie) attraverso il loro mercato interno o attraverso quello preferenziale, cosicché è sufficiente che i prezzi sul mercato mondiale coprano le spese variabili (salari, affitto, energia), per essere allettanti. Spesso i governi sovvenzionano le esportazioni di zucchero, così che i prezzi sul mercato mondiale sono inferiori ai costi di produzione della maggior parte dei paesi produttori e persino di quelli esportatori.

    I prezzi dello zucchero a livello mondiale sono instabili, in quanto il mercato mondiale del settore è, come lo definiscono gli economisti, "sottile", ovvero vi è un numero relativamente ristretto di compratori e di venditori, ragion per cui i cambiamenti in uno o anche in diversi esportatori di grandi dimensioni possono ripercuotersi sul prezzo in misura sensibile. Inoltre, il mercato internazionale dello zucchero è un mercato per così dire "a promemoria", in quanto la maggior parte dei produttori soddisfano prima la domanda interna ed i contratti commerciali favorevoli e, piuttosto che sul prezzo del mercato mondiale, si orientano invece sui prezzi del mercato interno, più elevati. Quando le condizioni climatiche sono buone, riescono ad ottenere delle eccedenze, che poi piazzano sul mercato mondiale. Tuttavia, quando invece il raccolto va molto male in paesi che di norma sono auto-sufficienti, ciò può provocare un aumento enorme della domanda di zucchero importato. Si è avuto così come risultato che i prezzi dello zucchero, negli anni '70 e '80, sono stati di gran lunga i più variabili, tra i maggiori prodotti agricoli di base presenti nel commercio internazionale.

    A partire dagli ultimi anni '80, però, i prezzi sono diventati più stabili, dato che subiscono una fluttuazione che va solo dagli 8 ai 14 centesimi alla libbra. Secondo gli esperti ciò è dovuto alla diminuzione, in termini di importanza, dei paesi industrializzati in qualità di importatori. Questi paesi possono pagare "qualsiasi" prezzo, pur di soddisfare la loro domanda, mentre i paesi con un reddito inferiore reagiscono all'aumento dei prezzi con una diminuzione del consumo. Un'altra ragione si ritrova nel fatto che il commercio preferenziale, in calo com'è, ha provocato un aumento in volume sul libero mercato. Non è ancora chiaro, tuttavia, se questa tendenza sia destinata a continuare.


    La situazione attuale

    Tra i primi anni '80 e i primi anni '90 l'offerta di zucchero a livello mondiale era superiore alla domanda complessiva. Ciò rispecchiava le esportazioni in aumento da parte della Unione Europea, una produzione in India ed in Cina in crescita ed una svolta a favore dei dolcificanti alternativi, specialmente in USA e Giappone. Il calo della produzione nell'Europa orientale ed a Cuba, risultato del crollo delle economie socialiste, provocò una carenza a breve termine sul mercato mondiale e quindi un rialzo dei prezzi all'inizio del 1995 dai 10 ai 15,5 ct/lb. I raccolti abbondanti in Thailandia, Brasile, Australia e India provocarono invece un ribasso dei prezzi nel 1996. Nel 1996 l'aumento della produzione è stato in genere superiore all'aumento della domanda, cosicché attualmente le scorte mondiali di zucchero corrispondono a quasi il 50% della domanda globale all'anno, in confronto a solo circa un terzo degli anni precedenti.

    Nei prossimi due, tre anni per Asia e America Latina, dove ci si aspettano gli incrementi più significativi della produzione, è previsto anche un aumento del consumo di zucchero di vaste proporzioni. Per Europa e Nord America, invece, non si prevede alcun aumento ulteriore del consumo di zucchero, dato che il consumo pro capite è già elevato e che si è in presenza della concorrenza da parte dei dolcificanti alternativi. In Africa sono le crisi economiche, presenti in molti paesi, ad impedire che il consumo cresca. Indi per cui è improbabile che si assista, nel prossimo futuro, ad un rialzo dei prezzi.


    La politica dello zucchero dell'Unione Europea

    Oggi l'Unione Europea è uno dei più grandi esportatori di zucchero del mondo ed il più grande di zucchero bianco, con una fetta di mercato che copre il 33%. Vent'anni fa, l'allora Comunità Europea era unicamente importatore di zucchero. Il miglioramento della sua posizione nel commercio mondiale in questo settore è dovuto alla politica dello zucchero dell'Unione Europea, dominata com'è da una forte lobby dello zucchero, la quale comporta una crescita della produzione. Tale politica si basa su tre principi principali, vale a dire i principi-base della Politica Agricola Comune:

    1) tutelarsi in maniera efficace rispetto alla concorrenza internazionale, il rispetto che significa che, come risultato dei dazi di tipo protettivo, lo zucchero proveniente dall'estero diventa talmente costoso che, in termini di prezzo, non è piú in grado di competere con lo zucchero dell'Unione Europea;

    2) il pagamento di prezzi minimi garantiti ai produttori. Di solito i prezzi minimi sono sono molti piú elevati dei prezzi del mercato mondiale. Negli ultimi cinque anni i prezzi dello zucchero dell'Unione Europea sono stati in media due volte e mezzo superiori a quelli del mercato mondiale. E' sì vero che i prezzi minimi sono garantiti solo per una data quantità di zucchero (la cosiddetta "quota"), ma, da quando è stato creato il Mercato Comune, tale quantità di zucchero è stata così elevata da oltrepassare le necessità di consumo dell'Europa. Nel 1995 tale eccesso ammontava approssimativamente al 25 per cento. Per poter utilizzare completamente le quote, anche in caso di un cattivo raccolto, i produttori coltivano grandi quantità di barbabietole, superando così, negli anni normali, la loro quota. Per queste considerevoli quantità extra di zucchero ricevono solamente il prezzo del mercato mondiale. Per questa ragione l'Unione Europea si è trovata costretta per molti anni ad esportare circa un terzo della sua produzione di zucchero (4-6 milioni di tonnellate);

    3) il pagamento di sovvenzioni per le esportazioni, finalizzate a piazzare lo zucchero in eccesso sul mercato mondiale.
    La forte lobby dello zucchero -i produttori di barbabietole, come anche l'intera economia e l'intero commercio del settore- finora ha impedito che si verificassero quei cambiamenti nella politica dello zucchero, di cui vi è urgente bisogno. Ciò è tanto più degno di nota, dato che, nel corso della riforma della Politica Agricola Comune del 1992, si era deciso di ridurre drasticamente il livello dei prezzi di altri prodotti agricoli importanti (ad esempio dei cereali). E sono in vista ulteriori sconvolgimenti, i cui effetti si faranno sentire probabilmente su altri prodotti agricoli. Nel corso dei dibattiti relativi all'espansione verso est dell'Unione Europea, e nell'imminente Round GATT/OMC, si stanno concretizzando sempre di più i piani per alcune riforme basilari (ad esempio, nel Round GATT/OMC, la separazione completa tra la politica dei redditi e quella dei prezzi). Non è ancora chiaro se tali riforme comprenderanno anche lo zucchero, o se lo escluderanno di nuovo (il che contribuirebbe ulteriormente alla discrepanza già presente tra i prezzi dello zucchero e quelli di altri prodotti agricoli). Anche gli USA hanno in gran parte lasciato fuori il settore dello zucchero dalla radicale riforma attuata nella loro politica agricola. E' quindi altamente improbabile che gli Stati Uniti, nel corso delle negoziazioni dell'OMC, esercitino pressioni a favore di una riforma della politica dell'Unione Europea.

    L'impatto sui paesi in via di sviluppo
    Ogni anno l'Unione Europea immette sul mercato mondiale milioni di tonnellate di zucchero sovvenzionato -ergo meno costoso. Le esportazioni di zucchero dell'Unione Europea provocano un ribasso dei prezzi del mercato mondiale e causano ai PVS una perdita della loro fetta di mercato e di quella valuta straniera di cui hanno assoluto bisogno. La rapida espansione delle esportazioni di zucchero da parte dell'Unione Europea nei primi anni '80 ha rappresentato il fattore primario del crollo dei prezzi del settore a livello mondiale, verificatosi dopo il 1979/1980. Si stima che le esportazioni sovvenzionate di zucchero dell'Unione Europea abbassino i prezzi del mercato mondiale di un 12 per cento. Uno studio della Banca Mondiale stima il costo di questo ribasso per l'Australia ed il Brasile a 160 milioni di dollari americani, per la Thailandia a 72 milioni di dollari americani, per le Filippine ed il Sudafrica a 50 milioni di dollari americani, per la Repubblica Domenicana a 20 milioni di dollari americani e per Colombia e Guatemala a 13 milioni di dollari americani.

    A causa del drastico ribasso dei prezzi, in alcune zone si è dovuta abbandonare la produzione di zucchero. Tuttavia altri paesi, ad esempio quelli firmatari del Protocollo dello Zucchero dei Paesi ACP, hanno invece tratto vantaggio dalla politica dello zucchero dell'Unione Europea (see box vedi riquadro).


    Gli accordi internazionali

    A partire dal 1953 si sono effettuati numerosi tentativi per aumentare e per stabilizzare i prezzi del mercato mondiale del settore attraverso accordi internazionali. L'accordo più recente del 1977 ha stabilito per i suoi membri delle quote sulle esportazioni e ha previsto delle scorte d'intervento, di modo da poter ritirare lo zucchero dal mercato quando il prezzo fosse stato basso. Come la maggior parte degli accordi precedenti, anche questo fallì. Il fallimento fu dovuto in parte al fatto che l'Unione Europea -uno dei più grandi esportatori- si rifiutò di firmare l'accordo e sfruttò a suo favore l'opportunità offerta dalle restrizioni sulle esportazioni di altri paesi membri per ampliare la sua fetta di mercato. L'accordo terminò nel 1984 e non si è riusciti a raggiungere nessun altro tipo di accordo su misure atte a stabilizzare i prezzi. Tutti gli accordi successivi, infatti, in generale si limitavano ad effettuare ricerche di mercato e a scambiarsi informazioni e la International Sugar Organisation si trova ora in serie difficoltà finanziarie.


    L'accordo agricolo dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC)

    L'Uruguay Round dell'Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio (General Agreement on Tariffs and Trade, GATT) stabilì anche l'ulteriore liberalizzazione del commercio, oltre che creare le fondamenta dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio. Fu questa la prima volta che tali accordi riguardarono il commercio dei prodotti agricoli di base, ivi incluso anche lo zucchero. Per i mercati dello zucchero a livello mondiale ciò è di particolare importanza, in quanto il 94% delle esportazioni proviene dagli stati membri dell'OMC ed il 58% delle importazioni finisce negli stati membri dell'OMC. Inoltre, l'Ucraina, l'unico paese esportatore importante non membro, così come la Russia e la Cina, gli importatori più importanti, hanno già presentato richiesta di adesione. L'accordo riguarda in particolare le sovvenzioni per le esportazioni, le restrizioni del mercato e i programmi di stabilizzazione interna dei prezzi. Deve venire messo in pratica nei paesi industrializzati entro l'anno 2000 e nei paesi in via di sviluppo entro il 2004. I Paesi Meno Sviluppati (PMS), attori non particolarmente importanti nel mercato dello zucchero, non sono tenuti a realizzare tale liberalizzazione.


    La riduzione delle sovvenzioni per le esportazioni

    Entrato in vigore l'Uruguay Round, la spesa pubblica destinata alle sovvenzioni per le esportazioni nei paesi industrializzati dovrà venire ridotta del 36% ed il volume delle esportazioni sovvenzionate del 21%. I dati corrispondenti per i PVS sono rispettivamente il 24% ed il 12%. I dati di partenza sono quelli relativi alle esportazioni sovvenzionate dal 1986 al 1990. Gli stati che avessero avuto sovvenzioni superiori nell'anno 1991/92 possono fare i loro calcoli sulla base del volume superiore. Quando questa direttiva verrà messa in pratica, il volume delle esportazioni sovvenzionate subirà un calo che va dai 7,2 milioni di tonnellate (1986-90) ai 5,4 milioni di tonnellate nel 2000. Le direttive dell'OMC non riguardano le esportazioni che non vengono sovvenzionate.


    Il miglioramento dell'accesso al mercato

    Tutte le limitazioni all'accesso attualmente esistenti, come i dazi variabili sulle importazioni o i sistemi delle quote, dovranno venire abrogati o modificati in dazi fissi. Questi ultimi dovranno essere ridotti del 36% nei paesi industrializzati e del 24% nei paesi in via di sviluppo. Il calcolo delle tariffe si basa sul paragone tra il prezzo interno e quello del mercato internazionale negli ultimi anni '80. A causa dell'alto livello di protezione mantenuta finora, le tariffe all'inizio saranno piuttosto alte e continueranno a mantenersi ad un livello alto anche dopo l'introduzione della riduzione prevista.

    (Table:Tariffs on white sugar)

    Tabella: Le tariffe sullo zucchero bianco.
    (*)tasso massimo autorizzato dall'OMC.

    Paesi

    1995

    2000(*)

    Australia

    32%

    17%

    Brasile

    85%

    13%

    Cina

    100%

    76%

    UE

    309%

    256%

    India

    150%

    150%

    Giappone

    386%

    346%

    Thailandia

    104%

    94%

    USA

    150%

    130%

    Fonte: "L'accordo GATT, pianificazione per i paesi, analisi del commercio e sistema informativo", cit. in base a UNCTAD, 1996.


    Riduzione delle sovvenzioni interne

    In generale, le sovvenzioni interne nel settore agricolo dovranno venire ridotte del 20 per cento. Non è ancora chiaro che effetto avrà questa riduzione sul settore dello zucchero, in quanto potrebbe essere possibile mantenere le sovvenzioni allo zucchero, se la riduzione in altri settori sarà proporzionalmente più alta.

    Riassumendo, si può dire che i paesi industrializzati non saranno obbligati ad effettuare dei grossi cambiamenti nella loro politica relativa allo zucchero in base agli accordi dell'OMC, in quanto i tassi sulle tariffe che rimangono forniscono una protezione efficace dei loro mercati interni dalla concorrenza straniera. Nonostante siano necessari cambiamenti notevoli nel campo delle sovvenzioni per le esportazioni, l'accordo fa sì che l'Unione Europea svolga nel prossimo futuro un ruolo importante come fornitore di zucchero sul mercato mondiale.


    L'effetto sui paesi in via di sviluppo

    Il risultato più importante dell' Uruguay Round è la riduzione delle esportazioni sovvenzionate, che andrà a vantaggio soprattutto degli esportatori di zucchero concorrenziali quali Brasile, Thailandia, Cuba e Guatemala. Questi paesi potranno beneficiare dal miglioramento delle possibilità degli sbocchi sul mercato, risultato della diminuzione della concorrenza proveniente dalle esportazioni sovvenzionate dei paesi industrializzati, piuttosto che da un rialzo dei prezzi. Quest'ultimo non sembra molto probabile, a causa, da un lato della capacità di esportazione di questi paesi (anche quando i prezzi sono bassi), e dall'altro dalla contrazione della domanda per le importazioni verso i PVS in una situazione di rialzo dei prezzi. Le proiezioni prevedono un aumento dei prezzi di circa il 5% fino all'anno 2000, come risultato dell'Uruguay Round, e che la politica dello zucchero di alcuni paesi diventerà più prevedibile (tariffe fisse in luogo di quelle variabili; nessuna sovvenzione per le esportazioni), contribuendo così alla stabilità dei prezzi del mercato a livello mondiale.


    Le condizioni dei produttori

    In molti paesi in via di sviluppo il reddito dei piccoli produttori della canna da zucchero e le paghe sono molto basse e anche le condizioni di lavoro non sono per niente buone. Queste cattive condizioni di lavoro sono il risultato di tutta una serie di fattori, tra cui l'esiguità dei prezzi del mercato mondiale e l' enorme disuguaglianza in termini di ricchezza e di potere in numerosi PVS produttori di zucchero.


    La disuguaglianza di ricchezza e di potere

    Un aspetto prevalente di disuguaglianza risiede nella ben scarsa distribuzione della terra. Dove lo zucchero viene prodotto nelle grandi piantagioni, com'è il caso per molti PVS, e dove i proprietari terrieri non riconoscono i sindacati, le condizioni di lavoro lasciano particolarmente a desiderare.

    Nella Repubblica Dominicana, ad esempio, dove le piantagioni coprono il 12% del terreno agricolo del paese, le condizioni delle migliaia che tagliano la canna da zucchero sono spaventose. Molti di loro sono emigrati dalla vicina Haiti e abitano in gruppi di alloggi recintati chiamati batays in diretta prossimità dei campi di zucchero. Possono vivere anche in sette in un'unica stanza, in baracche dove non esiste né acqua, né elettricità. La società statale dello zucchero, la CEA, è inadempiente rispetto a servizi sanitari adeguati, così che i bambini muoiono di malattie che si potrebbero prevenire e, nonostante le numerose dichiarazioni del governo, è tutt'ora provata l'esistenza del reclutamento forzato e di lavoratori a cui viene impedito di lasciare le piantagioni. La mancanza di organizzazione all'interno delle fila di coloro che tagliano la canna da zucchero ha contribuito a mantenerli deboli. Anche nelle Filippine la situazione è simile (see box vedi riquadro).

    In Thailandia, di contro, proprio lo zucchero ha fornito agli agricoltori un reddito costante e buono per un bel numero di anni. Lo zucchero viene prodotto soprattutto da piccoli agricoltori (una fattoria è grande in media circa 6,2 ettari) e, a partire dagli anni '60, le associazioni dei coltivatori della canna da zucchero sono riuscite a rappresentare i propri interessi con forza considerevole. Dal 1970 in poi le associazioni dei coltivatori hanno negoziato con i proprietari dei mulini un prezzo fisso per ogni raccolto della stagione, e nel 1984 un Atto Parlamentare garantì che gli utili annuali provenienti dalle vendite complessive vengano suddivisi tra agricoltori e tra i proprietari dei mulini secondo la proporzione di 70:30. Gli agricoltori thailandesi hanno potuto beneficiare anche dall'aumento della produzione e delle esportazioni, verificatosi a partire dai primi anni '80 in tutta l'industria del settore. Entro la fine degli anni '80 la Thailandia era diventata il terzo esportatore mondiale di zucchero. Condizioni fisiche favorevoli, clima, fertilità del suolo, un'industria di trasformazione moderna e con costi bassi sono le ragioni principali per il successo di quest'industria.

    Tuttavia, esiste anche un altro gruppo di persone implicato nell'industria dello zucchero in Thailandia: decine di migliaia di persone immigrano ogni anno dal nord-est alle zone centrali ed orientali del paese, per tagliarvi canna da zucchero. E' discutibile se questi immigrati ricevano o meno dall'industria una parte equa degli utili. Di certo non fanno parte del sistema di suddivisione degli utili che include i mugnai e gli agricoltori.


    Il ribasso dei prezzi a livello mondiale

    Risulta quindi chiaro che le politiche interne e le priorità dei paesi si ripercuotono in misura significativa sulle condizioni dei lavoratori e degli agricoltori dello zucchero nel mondo. I lavoratori nelle Filippine e nella Repubblica Dominicana traggono pochi vantaggi dal rialzo dei prezzi dello zucchero sul mercato mondiale. Tuttavia, per converso, i lavoratori del settore hanno fortemente risentito della crisi delle industrie, provocata dal ribasso dei prezzi. Dei prezzi mondiali superiori fornirebbero almeno un po' di protezione dei posti di lavoro e dei livelli di reddito dei lavoratori e dei piccoli agricoltori. Ciò risulta evidente dalla storia dei paesi ACP, i quali ricevono un prezzo elevato per le loro esportazioni di zucchero verso l'Unione Europea (see box vedi riquadro). Persino in quei paesi ACP in cui un governo incapace ha mandato in rovina l'industria dello zucchero, come nella Guyana, le condizioni dei lavoratori non sono neanche paragonabili a quelle di un paese come la Repubblica Dominicana. In altri paesi ACP gli utili provenienti dall'industria dello zucchero sono stati utilizzati per fornire scuole, servizi sanitari ed infrastrutture, oltre che per finanziare la diversificazione in altri settori.


    Le Filippine

    Dall'inizio di questo secolo fino alla metà degli anni '70 le Filippine di fatto esportavano tutto lo zucchero disponibile agli Stati Uniti in base ad un accordo speciale. Nel 1970 lo zucchero rappresentava circa il 18 per cento delle entrate del paese frutto di esportazioni. Il mercato statunitense continuò a ricoprire un ruolo importante per l'industria del settore fino ai primi anni '80, periodo in cui due diversi fattori concorrono a porre fine alle quote delle Filippine sul mercato statunitense. Il primo è la volontà degli USA di mettere sotto pressione Marcos, che avevano sostenuto nel corso di tutti gli anni '70. Il secondo è il precipitare della domanda per lo zucchero da parte degli Stati Uniti, nel momento in cui Pepsico e Coca Cola annunciano che avrebbero permesso l'uso illimitato dei dolcificanti alternativi per le loro bevande. Tra il 1982 e il 1987 gli USA tagliarono del 70 per cento le importazioni di zucchero, cosa che colpì gravemente sia le Filippine, che la Repubblica Dominicana, oltre che una serie di paesi dell' America Centrale e del Sud. A Negros un quarto di milione di persone nel 1985 sono rimaste disoccupate, quando la quota degli USA venne ridotta drasticamente, provocando fame diffusa. Disperati, i lavoratori dello zucchero tentarono di coltivare la terra che i proprietari terrieri del settore non potevano permettersi di lavorare, cosa che fu però loro impedita dagli eserciti privati dei proprietari.

    Oggi le Filippine non esportano più zucchero in quantità tali da poter essere un esportatore di prima importanza: i prodotti dello zucchero sono solo leggermente superiori all'1% delle entrate provenienti da esportazioni. Ma per il vasto numero di persone senza terra o quasi senza terra a Negros il lavoro sulle proprietà di zucchero rappresenta tutt'ora l'unico mezzo di sopravvivenza, per quanto misero. La paga media degli uomini che tagliano la canna da zucchero ammonta a poco di più del costo del riso di cui ha bisogno ogni giorno una famiglia-tipo composta da sei persone. E così tutti i membri della famiglia sono costretti a lavorare e le famiglie non possono permettersi di mandare i figli a scuola. Una recente inchiesta sulla salute ha rilevato che le deficienze di vecchia data nell'alimentazione dei lavoratori daranno luogo ben presto a gravi ritardi nel loro sviluppo mentale. Ancora più scioccante è la durata media della vita di quelli che tagliano la canna da zucchero: solo trent'anni.

    Le leggi relative alla riforma della proprietà terriera esistono da diversi anni, ma i possidenti terrieri ne hanno bloccato, nella maggior parte dei casi, la loro applicazione: a Negros, al 1993, erano stati ridistribuiti solo 9.000 ettari dei 70.000 di terra coltivata.

    Molti proprietari non riconoscono i sindacati ed è cosa comune che gli attivisti siano soggetti a gravi molestie. Ma, grazie all'azione collettiva, alcuni lavoratori dello zucchero sono riusciti a migliorare tantissimo la loro vita. In una serie di proprietà i lavoratori hanno potuto ottenere di accedere alle terre per coltivare prodotti sia per il loro consumo personale, che per la vendita ai mercati locali. Come ci sono riusciti? O attraverso l'occupazione della terra, oppure negoziando con i propietari per mezzo della National Federation of Sugar Workers. Per la prima volta i lavoratori possono godere di un'alimentazione adeguata e, con l'aiuto del sindacato, sono numerose le comunità nuove che hanno messo in piedi iniziative per fornire assistenza sanitaria ed istruzione.


    Il commercio equo dello zucchero

    Uno dei problemi per creare accordi commerciali di tipo equo per lo zucchero risiede nel fatto che, diversamente da quanto succede per il caffè ed il cacao, lo zucchero può venire prodotto anche nei paesi importatori. Esiste una concorrenza diretta tra il Nord ed il Sud e, come si è visto sopra, sono molti i paesi che tutelano i propri produttori per mezzo di tariffe elevate. Anche le importazioni del commercio equo sono costose, a causa di questa politica, ed i dazi per le importazioni applicati dall'Unione Europea spesso sono superiori al prezzo pagato ai produttori.

    Un altro problema è che lo zucchero di canna deve venire trasformato in zucchero grezzo subito dopo averlo raccolto ed i mulini sono costosi. Inoltre, lo zucchero di solito viene venduto al consumatore in forma purificata (raffinato) e anche la tecnologia necessaria per questo è discretamente a capitale intensivo. Per ragioni storiche, tutto lo zucchero dei paesi ACP viene esportato nell'Unione Europea come zucchero grezzo, dove viene poi raffinato dalla Tate & Lyle nel Regno Unito. Tutti questi fattori significano che, di nuovo di contro a quanto succede per il caffè ed il cacao, sono molto poche le cooperative dei produttori di piccole dimensioni esistenti nel Sud in grado di produrre zucchero con la qualità necessaria per l'esportazione.

    Nonostante queste difficoltà, però, a partire dalla metà degli anni '80 si è riusciti a commerciare in modo equo un po' di zucchero in Europa. Dal 1991 in poi vengono importati lo zucchero di canna integrale non raffinato, il muscovado, proveniente dalle Filippine, e il cacao del commercio equo, per venire utilizzati nelle tavolette di cioccolata "Mascao", prodotte in Svizzera. L'organizzazione commerciale delle Filippine "Alter Trade" acquista lo zucchero di canna ad un prezzo fisso dai produttori di piccole dimensioni e dalle cooperative dell'isola di Negros. Non solo questo prezzo è superiore a quello pagato dalle "centrali dello zucchero" commerciali, ma Alter Trade raccoglie anche lo zucchero subito dopo il raccolto, altrimenti i produttori dovrebbero pagarne il trasporto.

    Romeo Malalay, Presidente di una delle cooperative che riforniscono Alter Trade, dice che "quando stavamo sotto i proprietari terrieri, riuscivamo a guadagnare un reddito che bastava solo a vivere, ma non forniva alcuna possibilità di movimento. Adesso, con la cooperativa, ci dividiamo tutti i nostri guadagni e possiamo decidere noi liberamente cosa ci facciamo con i soldi."

    Attraverso il pagamento di un prezzo superiore e i consigli di diverse organizzazioni europee del commercio equo si è potuto convertire una parte della coltivazione in produzione biologica e migliorare la qualità del prodotto finito, cosa particolarmente importante per la produzione della cioccolata. A partire dal 1996 il muscovado viene fornito anche dal Panay Fair Trade Centre, un'organizzazione sull'isola di Panay con fini di commercializzazione per le associazioni di agricoltori e per le cooperative dirette dalle organizzazioni di donne. Per due anni è stato importato alle condizioni del commercio equo lo zucchero di canna raffinato dalla cooperativa Coopeagri, in Costa Rica. Quest'ultima è una cooperativa di grandi dimensioni con circa 5.000 membri, di cui 670 si dedicano alla coltivazione dello zucchero di canna. E' anche proprietaria di una finca (fattoria), che dà lavoro a 49 lavoratori fissi, e di una raffineria dello zucchero, che dà lavoro a 30 lavoratori fissi e a 95 assunti a termine (durante la stagione del raccolto, da gennaio a maggio). Per entrambi i gruppi vengono garantite sicurezza ed assicurazione sociale. Lo zucchero fornisce circa il 25% del reddito della cooperativa e rappresenta il secondo prodotto in ordine di importanza dopo il caffè (37%). Nel 1993 Coopeagri ha prodotto 160.000 tonnellate di zucchero di canna, da cui si sono ottenute, dopo la raffinazione, 19.000 tonnellate di zucchero bianco. Anche se la porzione della produzione totale che può venire esportata alle condizioni del commercio equo è piccola (nel 1994, 120 tonnellate), gli utili maggiori che il commercio equo crea rendono possibili investimenti importanti nella tecnologia e nella sicurezza sociale.


    I paesi ACP

    Nel 1975, l'Unione Europea ha sottoscritto il Trattato di Lomé con 70 stati in Africa, nei Caraibi e nel Pacifico (i cosiddetti paesi ACP, tutti ex-colonie). Il trattato, tutt'ora in vigore, stipulava delle relazioni commerciali tra l'Unione Europea e le sue ex-colonie. Una delle parti costitutive importanti della Convenzione di Lomé è il Protocollo dello Zucchero (sottoscritto da sedici dei paesi ACP), in base al quale l'Unione Europea importa 1,3 milioni di tonnellate di zucchero all'anno, a dei prezzi che sono strettamente legati a quelli, elevati, che ricevono gli agricoltori dello zucchero da barbabietola dell'Unione Europea. Questo Protocollo è un esempio lampante della mancanza di coerenza esistente tra la politica di sviluppo della Comunità Europea e la sua politica agricola. Da un lato a certi paesi vengono garantiti l'accesso al libero mercato e prezzi relativamente alti, mentre dall'altro proprio la sua politica agricola fuorviante è stato per anni un fattore non indifferente nel ribasso dei prezzi mondiali.

    Nonostante i paesi ACP firmatari del Protocollo dello Zucchero costituiscano un gruppo disomogeneo, con al suo interno grandi differenze sia rispetto alla situazione economica generale, che alla loro economia specifica dello zucchero, sono accomunati da un fatto, e cioè che, per loro, la produzione e l'esportazione dello zucchero è rilevante. Per alcuni di loro, le esportazioni di zucchero verso l'Europa sono di vitale importanza per la sopravvivenza economica. Tra di loro vi sono i piccoli paesi ACP dei Caraibi con la loro produzione ad alto costo (come la Giamaica, le Isole Barbados, Trinidad e Tobago), e quelli che basano la propria economia sullo zucchero sin dai tempi della colonizzazione (come le Mauritius e la Guyana). Le industrie del settore di questi paesi non potrebbere essere per niente concorrenziali, se dovessero produrre esclusivamente per il mercato mondiale. Prese tutte insieme, le industrie dello zucchero dei paesi ACP e le attività economiche connesse danno lavoro a quasi 700,000 persone.

    A prima vista, il Protocollo dello Zucchero sembra una generosa concessione fatta dalle potenze coloniali alle loro ex-colonie. Tuttavia, il contesto storico vi getta un luce ben diversa. L'accordo venne stilato nel 1973, quando la Gran Bretagna entrò a far parte dell'Unione Europea e diventò necessario assicurarsi forniture di zucchero grezzo per le raffinerie britanniche, che si specializzavano nella lavorazione dello zucchero grezzo. Allora L'Unione Europea era ancora costretta ad importare lo zucchero e i prezzi del mercato mondiale erano ancora relativamente alti. Di conseguenza, vi era un gran interesse per trattati a lungo termine, di modo da assicurarsi scorte di zucchero ad un prezzo allora relativamente ancora interessante.

    I cambiamenti nel mercato mondiale dello zucchero ed un drastico aumento della produzione interna dell'Unione Europea crearono, in un breve lasso di tempo, una costellazione di interessi completamente diversa. Sono molte le persone che oggi considerano il Protocollo dello Zucchero un relitto storico, piuttosto che un contratto economico che abbia ancora una qualche utilità: la stessa quantità di zucchero importata dai paesi ACP deve venire piazzata sul mercato mondiale per mezzo di sovvenzioni alle esportazioni elevate e in aggiunta ai volumi di produzione in eccesso.

    Sono sempre più numerose le voci che richiedono l'abolizione del Protocollo dello Zucchero e/o della Convenzione di Lomé in toto. Tra le ragioni si adduce spesso il fatto che la Convenzione alimenta la dipendenza unilaterale dalla produzione di zucchero e da strutture che contribuiscono ad evitare lo sviluppo, piuttosto che a promuoverlo. Inoltre ci si chiede se la Convenzione sia poi compatibile con le regolamentazioni del GATT, in quanto l'Accordo GATT consente sì un trattamento preferenziale per i PVS, fatto salvo però che tale trattamento non sia limitato ad un gruppo particolare, bensì venga garantito alla pari per tutti i paesi. Il prossimo anno o giú di lì il dibattito sul futuro della Convenzione di Lomé si farà ancora più acceso, dato che la Convenzione vigente termina nell'anno 2000 e presto dovranno iniziare le negoziazioni relative ad un suo eventuale proseguimento o meno. La Commissione Europea, nel suo libro verde sui rapporti con i paesi ACP, pubblicato nel novembre 1996, ha messo ben in chiaro che i rapporti tra l'Unione Europea e i paesi ACP sono ormai giunti ad una svolta e che il trattamento preferenziale nel commercio con l'Unione Europea non può venire considerato una soluzione idonea per una politica del futuro con i paesi ACP.

    Diversamente ai contratti principali dell'Accordo di Lomé, il Protocollo dello zucchero non ha una durata fissa. Termini e condizioni - specialmente il prezzo d'importazione dello zucchero- non sono stati stipulati in modo preciso.

    Anche se il protocollo dello zucchero rimanesse in vigore anche nel nuovo millennio, si teme che i prezzi verrano ridotti in misura considerevole. Ciò sarebbe veramente disastroso per molti paesi ACP, soprattutto se alla riduzione del prezzo non vengono affiancate altre misure tese allo sviluppo (quali la diversificazione, ecc.), come mostrano chiaramente i seguenti esempi:


    Le Mauritius

    Le Mauritius sono il paese con la quota più alta di importazioni da parte dell'Unione Europea. Delle 650.000 tonnellate di zucchero prodotte ogni anno, circa 500.000 vanno all'Unione Europea. Fino alla fine degli anni '70, quasi il 90% degli utili del paese frutto di esportazioni provenivano dal settore dello zucchero. Nel frattempo il paese ha compiuto sforzi enormi per diminuire la sua dipendenza economica dallo zucchero -sia all'interno del settore dello zucchero, attraverso la diversificazione (come l'offerta di qualità speciali del prodotto), che al di fuori (come la creazione di un'industria tessile). Nonostante questi sforzi siano stati coronati da successo, il settore dello zucchero continua a svolgere un ruolo importante per l'economia. Nel 1993, il 28% di tutti gli utili frutto di esportazioni proveniva ancora dalle vendite dello zucchero. Persino oggi, il 75% della terra coltivabile viene utilizzato per la canna da zucchero, che provvede al sostentamento di 35.000 piccoli agricoltori. A causa delle condizioni geografiche naturali e della coltivazione di piccole dimensioni, risulta perlopiù impossibile compensare il ribasso dei prezzi con la riduzione dei costi di produzione.


    Guyana

    Questo paese con la terza quota più grande di importazioni da parte dell'Unione Europea, era stato fondato dalle forze coloniali esclusivamente allo scopo di produrre zucchero per l'Europa. Oggi, le esportazioni dello zucchero corrispondono a circa un terzo degli utili frutto di commercio con l'estero. Il paese si è ritrovato per diversi anni in una grave crisi economica, risultato di numerosi fattori di natura diversa, ivi inclusi una diminuzione nella produzione e nell' esportazione dei beni economici più importanti, un debito in aumento e un deterioramento continuo degli standard di vita (il 75% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà).

    L'industria dello zucchero rappresenta per il paese il datore di lavoro e la fonte di reddito più importanti. Tutti gli stabilimenti e la maggior parte delle piantagioni sono di proprietà dello stato, ma, a partire dal 1990, sono state dirette dalla Booker Tate, una società controllata del gruppo multinazionale dello zucchero Tate & Lyle, britannico. I costi di produzione interna superano di gran lunga il prezzo del mercato mondiale, così che, senza l'accesso al mercato preferenziale europeo, l'industria dello zucchero del paese non sarebbe realizzabile.

     

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